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"Era una mattina fredda di Gennaio.
Andai a un parco che oramai nessuno piú frequentava. Andavo lì per rilassarmi e sentirmi in pace con me stesso. Questa mattina peró era diverso. C’era una ragazza all’interno di esso.
Aveva i capelli castani che svolazzavano mossi dal vento. Aveva lo sguardo spento e perso nel vuoto.

Una mattina di Febbraio tornai in quel parco. Rividi la ragazza. Questa volta piangeva, non era riuscita a trattenere le lacrime.

A Marzo ritrovai quella ragazzina nel parco. Rimasi scoinvolto da ció che vidi. Le sue braccia sanguinavano, nessuno lì oltre a me l’avrebbe vista. Decisi di non dirle niente. Non volevo metterla a disagio.

Due mesi dopo tornai in quel parco.
Era una calda giornata di Maggio.
Vidi subito quella bellissima ragazza. Rimasi fermo a fissarla. Mi accorsi subito delle sue gambe sottilissime e delle sue braccia fragili e piccole. Il suo viso pallido e suoi occhi grandi e azzurri ancora piú spenti del solito.
Ma cosa avrei potuto fare io?

A Giugno tornai in quel parco e dove prima c’era lei, ci trovai solo una scritta sul cemento freddo, fatta con un pennarello nero. C’era scritto ‘Mi dispiace, non sono riuscita a fermarmi. Ma ora sono felice’.
Capii subito che oramai era morta. Lacrime salate mi rigarono il viso. Avrei potuto salvarla invece di osservare come moriva lentamente.”

Cristiana De Sciscio (via occhicolormaredistrutti)